Prosegue con “La valle dei sette morti” la serie di articoli sui misteri che avvolgono la nostra città e la sua laguna.

Nella laguna Sud di Venezia vi è un’area di pesca sconfinata, indicata nelle carte nautiche con la dicitura “Fondi dei sette morti”:

La valle dei sette morti

Questa zona, più comunemente nota come “La valle dei sette morti” vanta una delle leggende popolari più misteriose della laguna Veneta. Essendo tramandata di generazione in generazione nel corso degli anni ha subito diverse variazioni, tuttavia si ritiene che l’origine di questa leggenda sia Chioggiotta.

La leggenda

Il racconto è ambientato in un luogo non ben precisato della laguna di Venezia, per l’appunto denominato La Valle dei sette morti, e si svolge durante il giorno dei Morti. Narra la disavventura di sei pescatori, del figlio di uno di questi e del loro cane.

All’alba del giorno dei morti sei pescatori: Toni (il capo barca), Momolo Mucia, Nane Vardaore, Gigi Stralocio, Bepo Licatuto e Nato Stravacao stavano discutendo se uscire o meno per la pesca.

Toni con irruenza sbottò chiedendo agli altri chi desse loro da mangiare il giorno dei Morti, chi il giorno dei Santi.

“I nostri brassi!!!”

Le nostre braccia!!!

Urlò contro tutti. Insistette poi urlando che era inutile andare in chiesa, era inutile dar retta a quello che i preti dicevano, che con la morte tutto sarebbe finito.

Tutti gli altri, fumando la pipa, lo ascoltavano ed infine si convinsero di uscire per la pesca lasciando il ragazzo ed il suo cane a terra visto il brutto tempo ed il freddo.

Il ragazzo cercò di far cambiare idea al capobarca, Toni, che era suo padre, dicendogli che era il giorno dei Morti e che sarebbero dovuti restare a riva. Tuttavia a poco servirono le sue richieste ed i pescatori si allontanarono con la loro barca nella valle nebbiosa, continuando con le loro imprecazioni verso il Cielo e verso Dio:

“In Cielo no se magne e no se beve, al’inferno se magne enguele crue, qua invesse magnemo rosto!”

In cielo non si mangia e non si beve… all’inferno si mangiano latterini crudi, qui noi invece li mangiamo arrosti!

Dopo diverse ore di lavoro i pescatori dissero al capobarca che nulla riuscivano a pescare e che evidentemente la giornata era maledetta.

Poco distante videro un mucchio di stracci nella nebbia, e dissero continuando ad imprecare:

“Vardè qua, peschemo strassi invesse de pesse!”

Guardate qua, peschiamo stracci invece di pesce!”

Gli si avvicinarono e con sgomento di tutti si accorsero che nel mucchio di stracci c’era un uomo annegato portato in quella valle, forse, dall’alta marea. Non aveva naso, ne orecchie, era ormai in stato di decomposizione.

“Tirelo su e metelo te la proa!”

Tiratelo su e mettetelo nella prua!

Ordinò il capobarca agli altri pescatori e, continuando a bestemmiare, tutti tornarono al casone dal ragazzo.

Bepo continuava a bestemmiare rendendosi conto che non c’era gran che da mangiare e disse a Nino, così si chiamava il ragazzo, di correre alla barca per invitare il forestiero che stava dormendo nella prua a banchettare con loro:

“In dove che se magne in sie, se magne anca in sete”

Dove si mangia in sei si mangia anche in sette

Disse rivolgendosi al ragazzo, e tutti gli altri incalzarono la burla gridandogli di correre a chiamare il forestiero.

Poco dopo il ragazzo fece ritorno dicendo che il forestiero aveva accettato il loro invito e che presto sarebbe giunto. Gli altri, ridendo e prendendosi ancor più gioco di lui, gli chiesero di preparargli un posto a tavola, con la miglior sedia e tutto il necessario, posate e tovagliolo.

Poco dopo nella nebbia si andava sempre più delineando la figura del morto che camminava verso di loro, era consumato dal mare, marciume ed alghe gli uscivano dalla bocca.

“Bel’invito! grassie! ve conosso tuti! Ste ben atenti a quelo che ve digo adesso! Te sta vale, el di dei Morti, in tel di de tuti i Santi, no avè guadagnà niente! Quatro picole anguele!”

Bell’ invito! Grazie! Vi conosco tutti! State molto attenti a quello che vi sto per dire, in questa valle, il giorno dei Morti, il giorno dei Santi, non avete guadagnato nulla se non quattro piccoli latterini!

I sei pescatori erano terrorizzati e se ne stavano nascosti dietro ad un angolo. La mascella del morto tremava penzolante mentre continuava parlando loro:

“Dovè pensare un puoco ale aneme! andè in simitero, almanco ancuo!”

Dovevate pensare un po’ alle Anime, andare in cimitero, almeno oggi!

Il vento e la voce del mare si fecero dunque più forti mentre il morto colmo di ira urlò al cielo in quegli istanti scurito in tempesta:

“Ve se divertii a ciamarme a magnare co voialtri!”

Vi siete divertiti a chiamarmi a mangiare con voi!

E continuando nella sua ira:

“Del’ira mi me purifico in purgatorio, voialtri se i restanti vissi capitali!
Che sia salvà el fio che ze inocente!
Che sia salvà el so can che ze el simbolo dela fedeltà!”

Dell’ira io mi purifico in Purgatorio, voi siete gli altri vizi capitali. Sia salvo il ragazzo, che è innocente; sia salvo il cane che è la fedeltà!

Dopo queste parole i sei pescatori si accasciarono a terra morenti, e subito dolo la loro morte li seguì il morto annegato.